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#Berlinguer, il fascino della diversità

Quello che segue è il testo del discorso che il fondatore di www.enricoberlinguer.it, Pierpaolo Farina, avrebbe dovuto tenere ieri, a conclusione del convegno “Berlinguer, la serietà della politica”, tenutosi alla Camera dei Deputati. Per mancanza di tempo, il suo intervento è stato tagliato. Lo ripubblichiamo qui di seguito.

Mi sento sempre abbastanza inadeguato a parlare di Enrico Berlinguer, vista la mia età, però ho accettato perché mi è piaciuto il titolo del convegno: “la serietà della politica”. Devo però dire che considero “la serietà” solo una delle qualità che hanno concorso negli anni a crearne quel fascino che tutt’oggi porta anche chi non ha vissuto la sua stagione politica a rifarsi al suo esempio.

Il fascino di Enrico Berlinguer, ancora oggi, secondo me, è la diversità. Ha colto il punto, secondo me, Vittorio Foa, quando dipingeva Berlinguer come in violento contrasto con l’immagine consueta dell’uomo politico. E se riflettete alle quattro “virtù” della politica degli ultimi 30 anni (il cinismo, la corruzione, l’ambizione e l’arroganza), ci si rende subito conto del perché di Enrico Berlinguer se ne parli tutt’oggi: egli infatti non era né cinico, né corrotto, né ambizioso e tanto meno era arrogante. A tal proposito, scrisse Enzo Biagi dopo la sua morte che era l’unico politico che aveva incontrato ad aver mantenuto le promesse. Luigi Pintor si spinse più in là dicendo che fece di un ideale un modo d’essere.

Ecco, Enrico Berlinguer lottava per un ideale: ha dedicato fino all’ultimo respiro della sua vita a difendere i diritti di chi non aveva diritti, nel vero senso letterale della parola, quando a Padova si ostinò ad andare fino in fondo al comizio, nonostante l’ictus che l’aveva colpito. Un altro si sarebbe fermato e avrebbe interrotto: lui no, andò fino in fondo e pagò con la vita. E la commozione per un tale gesto di generosità si sono riversati in quel mare di bandiere rosse dei più grandi funerali della storia d’Italia.

Già solo per questo, quando si parla di Enrico Berlinguer bisognerebbe mostrare più rispetto, cosa che non ho visto e non vedo generalmente tra i tanti che si affannano a intestarsene la memoria o che tentano di infangarla per bassi obiettivi di politica spicciola di breve periodo. Mi viene in mente quel passo di Gramsci in Passato e Presente sui costruttori di soffitte:

“Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più.”

Ecco, di fronte alla nullità del presente, perché mai dunque ci dovrebbe essere qualcuno stupito del fatto che nell’anno del signore 2014 ci siano più di 376mila persone, di cui il 40% sotto i 34 anni, facenti parte di una web-community con un tasso di crescita settimanale medio di 4000 utenti, e del fatto che le condivisioni sul solo facebook dei pensieri di Enrico superino ogni settimana il milione?

Ci si dovrebbe stupire di chi è stupito. E per replicare all’accusa più frequente, noi ragazzi di enricoberlinguer.it non siamo nostalgici, anzitutto perché non possiamo avere nostalgia di qualcosa che non abbiamo vissuto: semplicemente Enrico Berlinguer rappresenta, secondo noi, quello che un uomo politico dovrebbe essere.

Egli aveva infatti un profondo rispetto per i cittadini e le istituzioni, si preparava e studiava accuratamente sia quando andava in televisione sia quando parlava alle masse: lo faceva in modo chiaro e semplice, senza supponenza, toccando temi alti e complicati, senza lasciarsi invischiare in polemiche personali contro nessuno. Era uno che si presentava ai cittadini spiegando le sue ragioni, senza alcuna pretesa di insegnare alcunché.

Significativo è l’episodio di una settimana successivo alle politiche del ’79, quando Berlinguer va nella sezione Togliatti di Palermo, dove c’era stato un sensibile calo di consensi, armato di carta e penna per prendere appunti: “Sono qui per ascoltare, non per parlare. Per capire dove abbiamo sbagliato.

E a proposito di serietà, non era tipo da concedere battute estemporanee ai cronisti per strada, tanto che un disperato giornalista del New York Times una volta lo inseguì fino alla soglia di Botteghe Oscure e gli chiese: “Ma può dirci almeno quando è nato?”, e lui rispose facendogli notare che avrebbe trovato il dato anagrafico di suo interesse presso la biografia conservata agli uffici del partito.

Ecco, Enrico Berlinguer oggi viene preso ad esempio, anzitutto perché lui l’esempio lo dava. E poteva parlare di Questione Morale perché aveva la credibilità e l’intransigenza per farlo. Ecco perché poteva andare in televisione a dire in prima serata che un politico non al di sopra di ogni sospetto non può invocare il terzo grado di giudizio, ma deve avere il buon gusto di dimettersi e cambiare mestiere.

Oggi gli darebbero del giustizialista: ma Enrico Berlinguer era invece un uomo profondamente morale e aveva capito prima di tanti altri che se viene meno il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, allora quello che ci aspetta è il populismo, la rabbia e la violenza sociale, che già in passato nel nostro paese hanno portato a invocare improbabili “uomini della provvidenza.” che hanno fatto a pezzi le istituzioni e i cittadini stessi (quelli giudicati indesiderati, per lo meno)

Mi fanno alquanto ridere quelli che oggi si ricordano di Enrico Berlinguer per fare improbabili paragoni tra il compromesso storico come lo intendeva lui e le larghe intese (nemmeno più così tanto larghe) che viviamo oggi. E per brevità mi limito a far notare che, oltre ad essere un contesto storico diverso, il primo produsse una riforma epocale, quella del Servizio Sanitario Nazionale, le seconde non mi pare abbiano fatto qualcosa di altrettanto epocale, a parte sbattere 350mila cittadini per strada senza pensione e senza stipendio.

Non parliamo poi dell’idea distorta che alcuni si fanno dell’austerità, che come disse lui stesso “non è l’austerità come la intendono la DC e la Confindustria”, ma siamo nell’epoca della semplificazione, quindi per cercare di dimostrare improbabili complicità di Berlinguer coi poteri forti, va bene anche questo. Ne hanno parlato anche altri, fu il primo a porre al centro il problema dell’emancipazione femminile, del riscatto dei giovani, dell’impegno mondiale per la pace, oltre a discutere in maniera avveniristica sulla democrazia elettronica… io ho sempre trovato stupenda l’intervista a Ferdinando Adornato su l’Unità sul futuro, disse cose molto più intelligenti e profonde di quante non se ne leggano oggi.

Vorrei poi far notare ai presenti che nemmeno due settimane fa il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha proposto l’indicizzazione della paga oraria all’inflazione, in due parole la scala mobile, per la quale Enrico Berlinguer 30 anni fa è stato massacrato anche dentro al suo partito. Così, come oggetto di riflessione a certi sedicenti riformisti con le tasche altrui e le mani bucate degli ultimi 30 anni.

Nel paese del Gattopardo, Enrico Berlinguer ha provato a cambiare, senza strappi, prima il suo partito (e ci è riuscito), poi l’Italia, che non è riuscito a cambiare semplicemente per quelle “oscure trame” che gli hanno remato contro sia dentro che fuori il suo partito, di cui parlava Italo Calvino.

Chiudo, rispondendo a quelli che sostengono che Enrico Berlinguer sia stato in definitiva uno sconfitto e un perdente, che di solito si collocano laddove gli architetti predispongono le toilettes nei bar. A parte che i risultati raggiunti da lui, nessuno mai nella Sinistra italiana, ma se anche fosse, c’è una battaglia che Enrico Berlinguer ha sempre vinto: ed è la battaglia che ciascuno di noi ingaggia ogni mattina con il proprio specchio. Enrico Berlinguer quella battaglia non la perse MAI.

Io penso che 30 anni fa a Padova non sia morto solo un uomo politico, un padre, un fratello, un compagno: sono morti anche il sogno e la speranza di un’Italia diversa da quella che ci hanno lasciato quelli che l’hanno malgovernata e la malgovernano tuttora. Penso sia compito della mia generazione far sì che quel sogno di un’Italia diversa prima o poi si avveri.

Perché oggi più di ieri io sono convinto avesse ragione Enrico quando diceva che se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e l’ingiustizia.

2 commenti

  1. Antonio Gariboli

    Quello che avete fatto con questo sito è veramente eccezionale. Quando ne sono venuto a conoscenza non ho potuto astenermi dall’iscrivermi subito. Sono un ammiratore di Enrico Berlinguer e da sempre mi prodigo quando posso per diffondere il suo pensiero e le sue idee sui politici e sulla politica. Cerco di rivolgermi ai giovani perchè è con i giovani che bisogna ricominicare un nuovo cammino per una società nuova, diveersa, pulita e onesta.
    Ogni tanto con le frasi di Berlinguer faccio dei post che ho pubblicato su G+ e su FB che hanno suscitato interesse e commenti vari. Trovo persone ostili legati a questo sistema corrotto e difficilmente accettano i pricinipi della questione morale sollevata da Berlinguer.
    Ma continuerò finchè posso a divulgare il suo pensiero.
    Grazie per tutto quello che state facendo.

    • Grazie Antonio. Ogni tanto è bello ricevere qualche complimento, visto che sono 5 anni che nella migliore delle ipotesi riceviamo solo indifferenza (dai mainstream ovviamente). Per il trentennale spero di riuscire a rinnovare e rendere più fruibile il sito, anche se abbiamo tante cose da fare.