da un intervento alla Camera, luglio 1972


Non avete saputo trovare una parola sola, comunque, per esprimere la commozione, la protesta, i sentimenti di quei milioni di italiani i quali rivendicano la cessa­zione immediata dei bombardamenti e dell’aggressione, il riconoscimento del diritto del popolo vietnamita all’indipendenza e alla pace, il riconoscimento da parte dell’Italia della Repubblica democratica del Vietnam, di questo piccolo eroico paese contadino che sta offrendo a tutto il mondo un esempio di coraggio destinato a entrare nella storia della umanità e della sua lotta millenaria per la libertà.

Non una sola parola sui bombardamenti degli ospedali, delle scuole, delle città, sui criminali bombardamenti delle dighe che rischiano di provocare, nell’imminente stagione delle piogge, immani catastrofi. Non una parola su quello che in tutto il mondo e negli Stati Uniti stessi viene ormai definito un genocidio – lo ricordava poc’anzi l’onorevole Bertoldi – con una parola atroce, agghiacciante, che dopo Auschwitz, Buchenwald, Mathausen pensavamo di non dover mai più impiegare.

E’ stato il senatore McGovern, il più probabile candidato democratico alle elezioni presidenziali del prossimo novembre, a dichiarare che “il massacro degli innocenti nel Vietnam rappresenta una macchia nella storia americana” e che “i bombardamenti ordinati da Nixon sull’Indocina rappresentano l’azione più barbara che qualsiasi paese abbia commesso dalla campagna iniziata da Hitler negli anni Trenta per sterminare gli Ebrei”.

E’ stato un rapporto presentato al Senato americano a dichiarare che i bombardamenti aerei americani sono solo il mezzo per mantenere a galla il putrido, corrotto regime di Saigon.

Voi invece tacete e non avete il coraggio di denunciare quel che denunciano ogni giorno un numero sempre più vasto di americani. La vostra opinione ve la formate soltanto sulle posizioni del Pentagono e della Casa Bianca, pur se un po’ di prudenza, dopo la pubblicazione da parte del “New York Times” dei documenti segreti del Pentagono, sarebbe obbligatoria per ogni uomo politico di buon senso.

Nemmeno vi accorgete, così facendo, di indebolire non soltanto l’autorità e il prestigio dell’Italia, ma lo stesso prestigio vostro; perchè il giorno, che noi ci auguriamo vicino, in cui gli Stati Uniti saranno costretti anche nel Vietnam a prendere atto della realtà, la vostra posizione si farà inaccettabile, insostenibile, persino vigliacca. Riflettete almeno su questo!

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