dall’intervista a “Il Manifesto”, ottobre 1983


Ritengo che il movimento pacifista nasca anzitutto dal giustificato timore della guerra nucleare, che si è diffuso nei settori più diversi della società al di sopra di differenziazioni ideologiche, politiche, nazionali e religiose.

I movimenti che sono sorti e si sviluppano con imponente carattere di massa in Europa, negli Usa, in Giappone, e che cominciano a manifestarsi anche nei paesi dell’Est eu­ropeo, sono quindi movimenti che nascono da sentimenti profondi e la loro autonomia, multiformità e ampiezza sono tali che nessuna forza politica, nessuno Stato sarebbero in grado, da soli, di organizzare o, come stoltamente qualcuno dice, di poter comandare a bacchetta.

Se ne ha la riprova nel fatto che gli odierni movimenti per la pace non sono a senso unico, ma giudicano sulla base degli atti concreti compiuti dai vari governi e rivolgono la loro sollecitazione e pressione verso le due grandi potenze e verso entrambi i blocchi. All’interno di essi si esprime una pluralità di sensibilità, aspirazioni, bisogni, tra cui quelli che riguardano la qualità della vita e dello sviluppo, la salvaguar­dia dell’ ambiente naturale e altri ancora.

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