Intervista a L’unité, settimanale del Partito socialista francese, 24 ottobre 1975

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Le elezioni del 15 giugno hanno marcato un grande successo del Pci. A che cosa lo attribuite? Ritenete che la vita politica ita­liana sia ormai entrata in una nuova fase, specie con la fine del centrosinistra?

Evidentemente le cause della nostra avanzata nelle elezioni del 15 giugno sono molteplici. Alcune risalgono a momenti anche lontani della storia del nostro paese e del nostro partito. Guardan­do alle cause legate alla situazione italiana degli ultimi anni biso­gna porre in primo piano l’estendersi della convinzione che la li­nea di ampia unità di tutte le forze democratiche, proposta e per­seguita tenacemente dai comunisti, è quella più capace di sven­tare le minacce di tipo fascista e autoritario e di far uscire la nostra società dalla crisi che attraversa lungo una strada di pro­fondo rinnovamento politico, economico e sociale. Naturalmente noi non ci siamo limitati a enunciare una linea generale, ma ab­biamo sviluppato in ogni campo e in ogni parte del paese lotte e iniziative rivolte a unire i lavoratori e tutte le forze popolari e a far avanzare concretamente la soluzione dei problemi reali dei cittadini e del paese. Inoltre, poiché il 15 giugno si è votato per il rinnovo delle amministrazioni locali, ha molto contato nel giu­dizio degli elettori il confronto tra l’opera e il metodo di governo dei comuni, province e regioni dove i comunisti sono stati forza di governo e le altre amministrazioni dirette da coalizioni che escludevano il Pci. Per queste ragioni il risultato più importante del voto del 15 giugno è stato il colpo dato a ogni prospettiva politica fondata sulla pregiudiziale della discriminazione anticomuni­sta ed è soprattutto in questo senso che il voto la aperto nella vita politica del paese una fase nuova. Di ciò si sono già avvertiti segni evidenti nelle assemblee elettive locali, nel parlamento e anche in alcuni atteggiamenti dei partiti. Ovviamente, la tendenza a in­staurare un rapporto positivo col Pci è vivacemente contrastata dalle forze. che difendono gli interessi dei ceti più privilegiati o grette posizioni di partito e di gruppo. Il momento politico in Ita­lia è dunque delicato e richiede una grande accortezza e capacità di iniziativa di tutte le forze che vogliono andare verso il nuovo.

Diversi dirigenti della Dc parlano ormai della necessità del « confronto» con il Pei. Come considerate questo «confronto» e fino a che punto siete disposti a procedere su questo piano?

Che si parli da parte di diversi esponenti della Dc di con­fronto serio con le proposte del Pci rappresenta senza dubbio un passo avanti apprezzabile rispetto alle posizioni di quegli altri diri­genti democristiani che concepiscono il rapporto con il nostro partito solo in termini di scontro frontale e di assoluta contrap­posizione, senza preoccuparsi dei danni che questa linea ha portato al paese. Secondo noi il confronto fra partiti democratici diversi dovrebbe essere la regola permanente. Naturalmente, oltre il me­todo, importano il contenuto e gli obiettivi che si vogliono e si possono raggiungere. Per quanto ci riguarda noi ci sforziamo di far si che il confronto con la Dc, cosi come Con il Psi e con gli altri partiti democratici, sia al centro che in periferia, conduca a convergenze e intese anche parziali che consentano di risolvere i problemi più assillanti del nostro popolo. Lungo questa linea noi siamo aperti a ogni possibile prospettiva, fino ad assumere tutte le nostre responsabilità per dare, insieme alle altre forze democratiche e non appena le condizioni siano mature, una nuova guida al paese.

Il Pci e il Psi hanno costituito numerose giunte di sinistra. È l’inizio di una nuova alleanza fra i due partiti? Quali possono esserne le basi?

La costituzione, dopo il 15 giugno, di più numerose giunte di sinistra è solo un aspetto dei rapporti di collaborazione che esistono in Italia tra il Pci e il Psi. Comunisti e socialisti, infatti, lavorano e lottano insieme in molti altri campi: nel movimento sindacale, nelle cooperative, nelle associazioni femminili e in altre organizzazioni di massa. Inoltre, nonostante le differenze che sus­sistono, sia sul piano ideale che politico, il Pci e il Psi hanno spesso posizioni e iniziative convergenti su problemi che riguardano gli indirizzi generali della politica economica e sociale, la difesa e il consolidamento delle libertà e delle istituzioni democratiche o anche su molte questioni di politica estera. È bene precisare, però, che la prospettiva di un patto di alleanza tra il Pci e il Psi non è considerata un problema all’ordine del giorno in Ita­lia né dai compagni socialisti né da noi. Si può e si deve invece, secondo noi, approfondire la discussione per cercare di avvicinare il più possibile le posizioni dei due partiti anche sul piano della ricerca ideale e delle prospettive strategiche del movimento ope­raio italiano nel quadro di quelle dell’intera Europa occidentale.

I progressi della sinistra il 15 giugno hanno rafforzato la vostra tesi del compromesso storico? Che cosa significa per voi l’espressione «storico» e qual è il posto del Psi in questa stra­tegia? Voi avete spesso ripetuto che l’Italia non si governa sol­tanto con il 51 % dei voti per la sinistra. Cosa significa esattamente?

La nostra analisi e la prospettiva per la quale lavoriamo sono fondate sulla peculiare situazione italiana e, in particolare, sul dato storico e attuale costituito dalla presenza nel movimento po­polare di tre grandi tradizioni di pensiero e realtà politico-sociali: quella comunista, quella socialista e quella cattolica (la quale ul­tima si esprime e si organizza in parte nella Dc e in parte in altre associazioni e movimenti). La realtà italiana, dunque, pone og­gettivamente l’esigenza di un incontro e di un’intesa tra queste grandi forze (oltre che con altri gruppi democratici di diversa ispi­razione ideale), come condizione per dar luogo a un potere poli­tico capace di promuovere e realizzare una profonda trasforma­zione dell’assetto economico e sociale e di fronteggiare con metodo democratico le prevedibili resistenze e opposizioni delle forze della destra sociale e politica. Questo, in sintesi, è ciò che intendiamo con l’espressione «compromesso storico». Il termine «compro­messo» sta a significare 1o sforzo al quale ogni partito deve sen­tirsi chiamato per comprendere e accogliere le esigenze e posizioni specifiche degli altri in uno spirito di tolleranza e di apertura a una collaborazione leale e tra uguali. Qualificando il compromes­so con l’aggettivo «storico» intendiamo sottolineare la sua portata di ampio respiro e di innovazione profonda nella comples­siva vita del paese. Nell’ambito di un’intesa cosi larga fra forze autonome e diverse è evidente che, anche in Italia, ha valore fon­damentale il grado di forza e di unità dei grandi partiti di .ispira­zione socialista e, quindi, del Pci e del Psi. In questo senso è cer­tamente auspicabile che i partiti di sinistra raggiungano e supe­rino la maggioranza assoluta e, al tempo stesso, approfondiscano la loro collaborazione politica. Anche questo è uno degli obiet­tivi del nostro lavoro e della nostra battaglia politica. Ma, nelle condizioni italiane, noi pensiamo rimanga sempre la necessità di evitare una spaccatura tra le forze di sinistra e altre forze popo­lari e democratiche, segnatamente quelle di ispirazione cristiana. Tale spaccatura, infatti, renderebbe assai ardua e precaria, e al limite impossibile, un’opera coerente di effettivo rinnovamento, in quanto potrebbe favorire una controffensiva reazionaria con basi di massa. Noi riteniamo, in sostanza, necessario e possibile l’apporto di una componente cristiana d’ispirazione democratica all’edificazione di una società nuova.

Si dice spesso che il Pci non è un partito come gli altri, che prende spesso delle posizioni differenti rispetto ad altri Pc: lo si è visto per esempio a proposito del Portogallo. Cosa pensate di questa diversità?

Nel movimento comunista e operaio internazionale non sia­mo solo noi a presentare tratti caratteristici che ci differenziano dagli altri. Negli ultimi decenni, anzi, si è avviato un processo che dà luogo a una impetuosa estensione del movimento di liberazione anticapitalistico e antimperialista e, al tempo stesso, all’emergere di una differenziazione delle sue varie componenti, compresi i par­titi comunisti.

In questo panorama ci sono anche le peculiarità proprie del Pci. Non è possibile dire in breve quali siano i singoli aspetti nei quali si sono manifestate e si manifestano tali peculiarità. Esse, infatti, sono anzitutto il frutto di uno sforzo laborioso e incessan­te per dare al nostro partito radici estese e profonde in tutta la realtà popolare e nazionale e per farne un partito di massa, una forza politica che sa combattere e influire ogni giorno e su ogni problema della vita italiana. Insieme a ciò la nostra peculiarità vie­ne da una elaborazione che, specialmente con l’apporto di Gram­sci e Togliatti, si è rivolta ad approfondire e sviluppare i temi del

rapporto tra strutture e sovrastrutture, tra egemonia e consenso, tra democrazia e socialismo come temi centrali della rivoluzione italiana e, più in generale, dell’avanzata del movimento operaio e della costruzione di una società socialista nell’occidente europeo. In questo spirito noi guardiamo con fraterna attenzione agli ap­porti che vengono dall’elaborazione e dalle esperienze di altri par­titi comunisti, e in particolare da quello francese, e guardiamo con vivo interesse a tutte le novità positive che si manifestano anche in altre forze d’ispirazione socialista del movimento operaio dell’Europa occidentale.

Mario Soares ha di nuovo. confermato la proposta di una con­ferenza dei leader degli otto partiti socialisti e comunisti d’Italia, Spagna, Portogallo e Francia. Siete favorevoli? E, più in ge­nerale, nelle condizioni particolari dell’Europa meridionale, quali sarebbero le possibilità di azioni comuni dei socialisti e dei comu­nisti contro il capitalismo, e per avanzare verso una società socia­lista e democratica?

Il nostro partito ha già espresso il suo assenso all’idea di un tale incontro. In esso si potrebbero discutere utilmente i pro­blemi della lotta per la democrazia e per il socialismo nell’occi­dente. europeo. Naturalmente un incontro di tale importanza, per­ché si concluda in modo positivo, va preparato con grande cura. Noi siamo pronti a dare a questo fine tutto il nostro contributo.

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