Non abbiamo fretta
Da DataBerlinguer.
Intervista a Time Magazine, 30 giugno 1975
link all'intervista in lingua originale (inglese)
http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,917572-1,00.html
traduzione di Utente:Leadermassimo
“È un buon compagno, ma non proprio una buona compagnia…”, disse una volta un dirigente comunista del Segretario del partito Enrico Berlinguer. Riservato e silenzioso, Berlinguer parla in un modo pacato e asciutto eppure ancora capace di diffondere un certo magnetismo. È un’anomalia in tutti i sensi. Sebbene guidi il più grande partito proletario d’Occidente, le sue fragili mani sono state raramente rovinate da un attrezzo più ruvido del timone di una barca a vela. Discendente di una famiglia aristocratica sarda di proprietari terrieri, è sposato con una cattolica praticante, ma è egli stesso un ateo.
I comunisti non hanno problemi nel giustificare l’apparente contraddizione tra il passato di Berlinguer e i suoi ideali. In parte anche perché è una tradizione italiana il fatto che la vita di un uomo sia solo affar suo; in gran parte questo riflette l’ammirazione dei membri del partito per un maestro teorico che li ha portati verso successi imparagonabili. La scorsa settimana Berlinguer ha discusso la sua “filosofia” con i corrispondenti del TIME William Rademaekers and Jordan Bonfante.
IL SIGNIFICATO DELLE ELEZIONI.
Noi pensiamo che gli elettori siano capaci di paragonare le amministrazioni nelle regioni e nelle città dove i Comunisti sono la maggioranza nel governo con le aree che sono state governate dalla Democrazia Cristiana con l’esclusione dei Comunisti.
IL COMPROMESSO STORICO
Noi non pensiamo di essere vicini ad entrare a far parte del governo nazionale. Non abbiamo fretta. In questa fase noi crediamo che debba prendere forma in Parlamento un dialogo costruttivo. Non chiediamo al momento elezioni nazionali. In ogni caso, chiediamo a tutti i partiti democratici di rispettare la tendenza indicata nel voto.
IL COMUNISMO ITALIANO
Il Comunismo Internazionale presenta un panorama vario. All’interno di questo panorama c’è il Partito Comunista Italiano con le sue tradizioni storiche e i suoi tratti originali. Noi abbiamo sempre sostenuto le migliori tradizioni democratiche e patriottiche del nostro paese, andando indietro fino al Risorgimento. Abbiamo anche dato un contributo notevole alla lotta di liberazione nazionale, a fianco degli Usa e della coalizione di forze antifasciste. Il nostro partito ha combattuto per garantire tutte le libertà fondamentali, incluse la libertà di associazione e di parola, all’interno di un quadro più progressista dal punto di vista economico e sociale, secondo la Costituzione del 1948 che consideriamo una delle più avanzate dell'Europa occidentale dal punto di vista democra¬tico. E il Partito comunista ha svolto un ruolo decisivo nel¬l’elaborazione unitaria di questa Costituzione. Non abbiamo mai creduto, anche nel 1945, che un solo partito (o una sola classe) potesse risolvere i problemi del nostro paese.
Il Partito Comunista Italiano è un partito di massa, a differenza di altri partiti comunisti, basato su cellule e militanti. Abbiamo più di 1,7 milioni di iscritti. Più della metà sono lavoratori dall’industria e dall’agricoltura, ma abbiamo anche membri dei colletti bianchi, artigiani, intellettuali, dottori, insegnanti, donne lavoratrici e casalinghe (i lavoratori in un senso più largo).
L’AUTONOMIA DEL PARTITO ITALIANO
Intendiamo mantenere la nostra autonomia all'interno del movimento operaio internazionale. Pensiamo che il periodo dei partiti-guida nel movimento comunista sia defi¬nitivamente finito. C'è stato un periodo in cui un centro organizzato del movimento dei partiti comunisti dava direttive comuni e obbligatorie. Quel periodo si è definitivamente chiuso.
Noi abbiamo rapporti corretti e amichevoli con quasi tutti i partiti comunisti del mondo, ma riteniamo che questi rapporti devono basarsi sull'autonomia assoluta in entrambi i sensi.
Primo, quello ovvio che ogni partito decida la propria politi¬ca per il proprio paese in modo autonomo; e secondo, nel senso di sentirci liberi di giudicare gli avvenimenti interna¬zionali, compresi quelli nei paesi socialisti, secondo ciò che valutiamo essere positivo o negativo.
Non abbiamo la pre¬sunzione di dettare le nostre idee ad altri, ma cerchiamo di rendere evidente al nostro popolo, e anche all' estero, le forme specifiche che la costruzione di una società socialista dovrà prendere in Italia: siamo convinti cioè che tale forma sarà inevitabilmente diversa dalle forme in cui quella costru¬zione si è sviluppata in altri paesi.
Per un lungo periodo di tempo, (per esempio, durante il Comintern) il Partito Comunista Sovietico è stato riconosciuto come se avesse una speciale posizione di egemonia. Noi stessi gli abbiamo riconosciuto quella funzione, ma ora il sole è definitivamente tramontato su quel periodo.
I PIANI DEI COMUNISTI UNA VOLTA AL POTERE
In primo luogo, a livello di politica interna ci saranno importanti riforme sociali come quelle sulla casa, sulla scuola, sulla sanità, sullo sviluppo delle città, per esempio. Quindi, daremo un impulso a compiere un passo in avanti nella produzione industriale e agricola, basata sulla modernizzazione tecnologica. Secondo, e questo è di vitale importanza, promuoveremo la pulizia morale della vita politica, sociale e giudiziaria italiana. Questo è stato uno dei nostri maggiori temi della nostra campagna elettorale, mettere fine cioè alla corruzione e ai malfunzionamenti all’interno sia della pubblica amministrazione sia nei partiti. C’è una forte connessione tra la criminalità comune e il disordine politico, e finchè non avremo eliminato la corruzione (in particolare ai vertici) non possiamo aspettarci grandi cambiamenti al livello del crimine nelle strade.
LA NATO
Noi non proponiamo che l’Italia smetta di essere membro di tutte le organizzazioni internazionali di cui fa parte, né lo proporremo se saremo parte del governo. Mi riferisco in particolare al Mercato Comune e alla Nato. C’è un processo di distensione nel mondo. Gli Usa e l’Unione Sovietica sono i principali architetti, ma anche altri paesi partecipano. Un ritiro unilaterale dell’Italia dalla Nato comprometterebbe l’intero processo di distensione.
RELAZIONI CON GLI USA
In passato, alcuni politici americani sono stati incapaci di riconoscere l’indipendenza del Partito Comunista Italiano. C’è stata una tendenza a percepire tutti i partiti come parte integrante del colosso comunista. Questo è successo nel caso del Vietnam. I leader americani non hanno capito in tempo che stavano combattendo contro una grande forza nazionale. Per quanto riguarda il Partito Comunista Italiano, noi chiediamo solo che l’America non interferisca negli affari interni italiani. Vorrei veramente avere l’opportunità di spiegare alle personalità politiche americane quale veramente è la nostra politica. L’Italia ha raggiunto il pareggio di bilancio, ma è ancora in recessione. La criminalità aumenta drammaticamente: ci sono stati 29 rapimenti solo quest’anno. I Democristiani sono diventati il paradigma del “malgoverno”.
Sono anche criticati perchè non hanno più il senso o sembrano non aver cura dei problemi nazionali. Insieme al Vaticano, il partito è stato pesantemente ridicolizzato l’anno scorso quando si è opposto a una legge sul divorzio che gli Italiani hanno fortemente sostenuto in un referendum nazionale. I Socialisti hanno bene riassunto il sentimento generale in uno slogan elettorale: “Il Paese è cambiato, ma il potere no.” Regolarmente tira fuori la massima della doppiezza comunista: “Vent’anni fa in Ungheria, sette anni fa in Cecoslovacchia, solo tre mesi fa in Portogallo, migliaia di promesse all’arrivo, e subito topo un sistema totalitario.”
Mentre da tutte le parti si discute sulla necessità di un rinnovamento, i Democristiani ammettono alcune mancanze in uno slogan dei loro: “Trent’anni di libertà, alcuni buoni, altri meno buoni, ma tutti nella libertà.” Il Segretario del Partito, Fanfani, ha fatto 200 apparizioni elettorali, garantendo la protezione da parte del suo partito “del sistema democratico italiano contro invasioni di ogni sorta.”
REALISTICI SCENARI
Ciò che Fanfani promette è anche però ciò che i disciplinati ed efficienti Comunisti Italiani di Berlinguer hanno assunto come punto di diversità tra loro e l’Unione Sovietica e lo stesso Partito Comunista Portoghese. Berlinguer, che ha aperto sia alla NATO che al Mercato Comunitario, ha apertamente criticato il Segretario del Partito Portoghese Alvaro Cunhal per l’uso spregiudicato delle vecchie pratiche staliniste.
Nonostante le fastidiose implicazioni delle elezioni della scorsa settimana, l’Italia non è sul punto di finire in mano ai Comunisti, nonostante, tramite il loro imponente controllo delle organizzazioni sindacali, i Comunisti abbiano la capacità di portare tutta l’Italia ad uno sciopero (come hanno dimostrato innumerevoli volte). Berlinguer è molto più realistico nella conquista del vero potere ora. Si pone come obiettivo prima di tutto una fase di consultazioni a livello di formazione di politiche pubbliche a livello parlamentare, solo dopo una partecipazione in una formale coalizione.
La sua strategia del compromesso storico è basata sull’esempio del Governo Allende in Cile, un regime socialista in un altro paese cattolico che avviò cambiamenti così radicali che spaventò la classe media, armò l’estremismo di destra e spaventò i capitali stranieri. I Comunisti Italiani cercano di evitare questi rischi attraverso una via più moderata e riaffermando il loro ruolo in difesa dei diritti individuali. Chiaramente, molti di quei 2,3 milioni di diciottenni o ventunenni che hanno votato per la prima volta sono stati convinti. Così come alcuni settori della classe media italiana. Un problema più grande si pone per Democristiani e Socialisti, i quali hanno aumentato i loro voti dal 9,8% al 12% (3,6 milioni), ma speravano di poter fare molto meglio. I Democristiani devono riformare il loro partito prima delle prossime elezioni nazionali; il compito può essere molto difficile, date le correnti di destra, di centro e di sinistra che sono in costante lotta tra loro. L’ala sinistra del partito ha chiesto le dimissioni di Fanfani come soluzione al problema. Una soluzione sarebbe quella di lasciare il suo posto ad uno più giovane, meno rigido, come il ministro della Difesa Arnaldo Forlani, un centrista più accettabile per la sinistra.
UN PREZZO ALTO
I Democristiani subiscono le forti pressioni dei socialisti, il cui programma economico non è poi così diverso da quello dei Comunisti. In passato, il governo poteva sempre controllare i Socialisti, minacciando di creare una coalizione di centrodestra, ma il voto della settimana scorsa ha reso questa eventualità impossibile. I Socialisti sono quindi nella posizione di chiedere un prezzo più alto per continuare a sostenere i Democristiani in una coalizione di centrosinistra. Potrebbe insistere, per esempio, nell’avere due dei tre ministeri chiave (Interni, Difesa e Esteri). Se fossero rifiutati, potrebbero minacciare di formare un Fronte Popolare con i Comunisti, visto che insieme ottengono più del 45% dei consensi in Italia. Ma sono riluttanti nel farlo, in parte per paura di essere schiacciati, in parte per fedeltà all’Occidente e per lo scetticismo che i Comunisti rimarrebbero veramente nella NATO.
Se ci dovessero essere troppe tensioni nella coalizione, il Governo del Presidente Aldo Moro potrebbe cadere e andare presto alle elezioni generali. Questo sarebbe poco saggio, come osservano alcuni strateghi democristiani, perché “Queste elezioni regionali sono state come camminare su un filo con la rete sotto; se tu cadi, c’è la rete. Nelle elezioni nazionali, però, la rete non c’è. Dopo le elezioni della scorsa settimana è chiaro che i Democristiani hanno bisogno di molta più pratica con il filo prima di poter rimuovere la rete.