da un Discorso a Roma, febbraio 1975


Sì, c’è qualcuno che dice «uniti sì, ma contro la Dc», credendo con ciò di essere più rivoluzionario o più avanzato di noi: però sbaglia di grosso o, se è in buona fede, illude se stesso e gli altri. ‘Dietro quella parola d’ordine sbagliata sta una prospettiva sbagliata e alla fine perdente: sta là cosid­detta «alternativa di sinistra», la prospettiva del 51 per cen­to alle sinistre.

È chiaro che noi comunisti abbiamo sempre lavorato e lavoreremo per accrescere la forza elettorale delle sinistre. Puntare alla conquista massima dei voti alle sinistre (51 per cento e anche di più!) rientra fra gli obiettivi che anche noi perseguiamo.

La nostra critica quindi non è diretta contro la conquista del 51 per cento in sé e per sé, bensl contro una duplice illusione.

La prima illusione è quella di affidare la soluzione dei problemi italiani a una maggioranza di sinistra da raggiungersi essenzialmente per via elettorale, sommando le percentuali via via ottenute, di elezione in ele­zione, dalle varie liste di sinistra, e non anche attraverso la lotta di classe, le lotte di massa sociali e politiche, le iniziati­ve concrete volte a spostare, nel paese e nella società (e poi, quindi, nelle urne e nel Parlamento), i rapporti di forza reali a favore delle sinistre.

La seconda illusione che noi combat­tiamo è quella di credere nell’ autosufficienza politica di un governo che fosse espressione soltanto del finalmente rag­giunto 51 per cento dei voti alle sinistre. La stabilità, le pos­sibilità operative e la stessa compattezza di un simile gover­no sarebbero tutte da verificare quando – come è lecito e doveroso attendersi da un governo di «sinistra» – esso po­nesse mano effettivamente a trasformazioni profonde delle strutture economiche e sociali del paese avendo però contro di sé, ostilmente schierato, il restante 49 per cento dell’elet­torato e del Parlamento.

La nostra linea del compromesso storico, invece, mira a dare all’Italia quella nuova guida poli­tica, che, in tanto è solida e stabile, è rinnovatrice ed effi­ciente, in quanto è l’espressione e il risultato di una nuova e più salda unità della grande maggioranza dei lavoratori e del popolo, che si ritrovano attorno a un programma serio e rigoroso di profondo rinnovamento e conferiscono al gover­no una volontà politica e un potere democratico sufficiente a piegare ogni resistenza conservatrice e reazionaria.

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