dal Discorso alla Manifestazione sulla droga, gennaio 1983


E in questi anni si è abbassata l’età media in cui si co­mincia a prendere la droga, sta crescendo il numero dei tossicomani ancora adolescenti, che sono i più indifesi e i più aggrediti dai trafficanti e spacciatori.

Si sta formando, anco­ra nella inavvertenza dei più, una sorta di società separata e clandestina, fatta per la maggior parte di giovani, dai sempre più labili confini con la delinquenza e con la criminalità or­ganizzata.

Il diffondersi del consumo della droga è un portato del­l’epoca attuale, uno dei prodotti di un assetto sociale e di un sistema di valori – ma sarebbe meglio dire di disvalori – che crea’no smarrimenti e alimentano vane fughe dalla realtà e dalla lotta per cambiare la società e il mondo con la consape­volezza e la tenacia che questo impegno richiede a ciascuno.

Il ricorso alla droga, che si reputa essere una evasione, si ro­vescia però rapidamente da presunta liberazione in effettiva tirannia e schiavitù.

La droga è la risposta ingannevole e funesta cui ricorre talvolta chi vede irrisolti e giudica irrisolvi­bili i concreti problemi e le reali situazioni che ha davanti a sé, che non sono solo individuali, ma collettive.

E, invece, non c’è problema che non abbia la sua soluzione, almeno in parte. Si tratta di cercarla, di trovarla, con l’intelligenza, la solidarietà, l’impegno umano e la lotta di quanti credono o vengono persuasi a credere, appunto, che ogni problema non è irrisolvibile. […]

Compito tanto più indispensabile oggi, di fronte a una vera e propria crisi della politica, acutamente avvertita da tutti, ma in modo particolare dai giovani che vedono tan­to spesso la politica ridotta a intrigo, a mercato di posti, a puri calcoli, personali o di gruppo, elettorali e di potere, mentre la politica è, e dovrebbe essere (e così la concepiamo noi), lotta tra grandi interessi e tra diversi ideali dei rapporti sociali e dei rapporti umani. […]

Sarebbe profondamente sbagliato fermarsi alla conside­razione che la droga è un prodotto della società attuale e credere che per debellarla si debba aspettare il cambiamento generale della società.

La droga deve e può essere combattu­ta, arginata, sconfitta fin da ora. E per questo, la prima con­dizione è sapere come stanno le cose.

Bisogna quindi che si faccia sempre più strada una pre­cisa consapevolezza: il consumo e poi il bisogno di droga è alimentato, provocato da chi ne organizza e controlla la pro­duzione, il mercato e il traffico; da coloro che, attraverso la rovina e la morte di tanti ragazzi, attraverso la disperazione di tante famiglie costruiscono le basi di un vasto potere fi­nanziario e politico, di un dominio perverso che penetra, agisce, ricatta in aree sempre più estese della società, nei gangli della vita pubblica, non solo in singole regioni (Sicilia, Campania, Calabria), ma sul piano nazionale.

Queste organizzazioni hanno un nome: si chiamano ma­fia, ‘ndrangheta, camorra.

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